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mercoledì 3 settembre 2008

Il naso di Cirano

Valvert (avanza verso Cirano e si pianta davanti a lui con aria
fatua) - Voi... voi avete un naso... ecco... un naso... molto grande.
Cirano (con aria grave) - Sì, molto.
Valvert (ridendo) - Ecco!
Cirano - Tutto qui?
Valvert - Ma...
Cirano - Eh, no! E' un po' poco, ragazzo mio! Ce n'erano di cose da dire sul mio naso, diamine! E di toni da sfoggiare! Per esempio, vediamo:
Aggressivo: "Io, signore, se avessi un naso simile me lo farei tagliare!"
Amichevole: "Certo che quando bevete vi si immerge nel bicchiere! Fatevene fabbricare uno su misura!"
Descrittivo: "E' una montagna, un picco, un promontorio! Ma che dico?
E' una penisola!"
Curioso: "A che vi serve questo affare smisurato? da scrittoio, signore, o da scatola da lavoro?"
Grazioso: "Amate a tal punto gli uccelli che paternamente voleste preoccuparvi di offrire un trespolo alle loro zampette?"
Truculento: "Ditemi signore, quando fumate, il naso vi fa da camino? E i vicini non gridano al fuoco?"
Previdente: "Fate attenzione. Con tutto questo peso voi potreste cader faccia per terra."
Tenero: "Metteteci sopra un parasole che gli preservi quel suo bel colore."
Pedante:"Pare che l'animale che Aristotele chiama ippocampelefantocammello pesasse quanto il vostro naso."
Cavalleresco: "Cos'è questo uncino, una nuova moda? Comodo per appenderci il cappello!
Enfatico: "Che naso! Nessun vento può fargli venire il raffreddore eccezion fatta per il maestrale!"
Drammatico:"Quando sanguina sembra il Mar Rosso!"
Ammirato: "Che splendida insegna per un profumiere!"
Lirico: " E' una conca. Potreste farci il bagno."
Semplice: "Quando si può visitare il monumento?"
Rispettoso: "Certo che voi ne possedete di beni al sole!"
Ruspante: "E che è un naso questo? Andiamo! O è un rafano gigante o un melone nano!"
Militare: "Puntate!"
Pratico: " Giocatevelo al lotto. E' una bella puntata!"
Oppure, facendo il verso alla tragedia greca, piangendo: "Ecco il naso che ha distrutto l'armonia di questo viso! Guardatelo, il traditore! Ne arrossisce di vergogna!"
Ecco quante cose, mio caro, avresti potuto dirmi se solo avessi un briciolo di cultura o di spirito. Ma di spirito, tristissimo individuo, tu non ne possiedi un atomo. Quanto alla cultura, poi, non ne hai abbastanza da mettere insieme più di sette lettere, quelle che formano la parola cretino! Comunque, quand'anche tu avessi avuto tanta immaginazione da potermi dedicare tutti questi epiteti alla presenza del nostro nobile pubblico, non avresti avuto il tempo di pronunciarne uno solo, poiché certe cose me le dico da me, con molta disinvoltura, bisogna riconoscere, ma non
permetto a nessun altro di dirmele!
Valvert - Ma guarda che maniere! Un villano che... che non ha nemmeno un paio di guanti! Uno che esce così, senza merletti, senza nastri, senza galloni!
Cirano - Io sono elegante dentro. No, non mi agghindo come una fraschetta, ma sono assai più pulito, anche se meno carino. Io non andrei mai in giro portandomi addosso - magari per negligenza - un affronto non lavato, un onore sgualcito, la coscienza ingiallita di sonno, degli scrupoli. Non c'è nulla in me che non risplenda. Sono libero, leale. Le mie verità quando
cammino fra la gente risuonano come speroni.
Valvert - Ma, signore...
Cirano - Non ho guanti? Bell'affare! Ce ne avevo uno solo... d'un vecchissimo paio. Ma mi era così di peso che devo averlo lasciato sulla faccia di qualcuno.
Valvert - Mascalzone, facchino, villano, piedi piatti, ridicolo!
Cirano (togliendosi il cappello e salutando come se il visconte si stesse presentando) - Piacere. Cirano Saviniano Ercole di Bergerac.
Valvert - Buffone!
Cirano (lanciando un grido come preso da un crampo) - Ahi!
Valvert - Che altro c'è?
Cirano - Bisogna smuoverla un po', s'è intorpidita. Ecco cosa succede a lasciarla per troppo tempo inoperosa! Ahi!
Valvert - Che avete?
Cirano - Mi ha preso un crampo alla spada.
Valvert (sguainando la propria) - E va bene!
Cirano - Vi colpirò con grazia.
Valvert (sprezzante) - Poeta!
Cirano - Sissignore, poeta! Tant'è che adesso, così mentre ci battiamo - hoplà - vi improvviso una ballata.
Valvert - Una ballata?
Cirano - Suppongo non sappiate che sia, vero?
Valvert - Ma...
Cirano - Dunque, la ballata si compone di tre strofe d'otto versi ciascuna...
Valvert - Uffaaa!
Cirano - ...e di una finale di quattro.
Valvert - Voi...
Cirano - Io vi compongo adesso una ballata mentre duelliamo. E all'ultimo verso vi tocco.
Valvert - Non è possibile!
Cirano - No?
(Si forma un circolo di curiosi)
Cirano - Aspettate un attimo! Cerco le mie rime... Ecco, ci sono!
(Fa ciò che dice in versi)
Con grazia getto lontano il cappello
e piano lascio cadere il mantello
mentre sguaino dal fodero la spada
per colpirti laddove più m'aggrada.
Guardami bene: sono più leggero
di Scaramouche nell'arte dello stocco
perciò ti avverto, povero guerriero:
QUANDO FINISCE LA BALLATA IO TOCCO.
(Primo scambio di colpi)
Facevi bene a restar zitto.
Dimmi, dov'è che vuoi esser trafitto?
Al fianco, al cuor, sotto il giubbetto?
Oppure al fegato, al viso, al petto?
Le cocce sbattono, la lama svetta.
Credo d'aver deciso, adesso scocco.
Torno a ripeterti quel che ti aspetta;
QUANDO FINISCE LA BALLATA IO TOCCO.
Mi manca un verso, non mi viene... mi manca.
Ma dimmi, che ha la tua faccia, si sbianca?
E' per donarmi quel verso che voglio?
Vediamo amico: m'ispiri cordoglio.
Guarda, mi scopro, mi chiudo. Sei lento.
Reggilo meglio quel tuo ferro, sciocco!
Giostro, ci siamo, contrattacco, attento!
QUANDO FINISCE LA BALLATA IO TOCCO!
(annuncia solennemente) Ultima strofa!
Occhio alla lama. Raccomandati a Dio!
Ecco, tiro di quarta, paro, sei mio!
Entro, t'affondo. Ehilà! (Valvert, colpito, barcolla) Pavido allocco!
ECCO, E' FINITA LA BALLATA, IO TOCCO!
(Acclamazioni, applausi dai palchi. Piovono fiori e fazzoletti. Gli ufficiali circondano Cirano, congratulandosi)

Edmond Rostand
da Cyrano de Bergerac

giovedì 1 settembre 2005

Il peso più grande


"Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione, e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi e forse ti stritolerebbe. La domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello?"

Friedrich Wilhelm Nietzsche
da La gaia scienza, Libro IV, n. 341.